94) Popper. Sul senso della storia.
Prima lettura.

Per Popper non esiste nessun senso nascosto della storia. Essa ha
il senso che noi riusciamo a darle. E soprattutto dalla storia
dobbiamo imparare.
K. R. Popper, L'emancipazione attraverso la conoscenza, in
Controcorrente aprile-giugno 1973, anno V, n. 2, pagine 17-22
(vedi manuale pagine 328-332).

 Possiamo tentare di dare uno scopo alla storia politica e con ci
a noi stessi. Invece di cercare un pi profondo, nascosto
significato nella storia politica, possiamo chiederci quali
dovrebbero essere i compiti degni e umani della storia politica:
compiti fattibili e, nel contempo, a beneficio dell'umanit.
La mia prima tesi , dunque, che noi dovremmo rifiutarci di
parlare del senso della storia, come di qualcosa di celato in
essa, o come di una morale nascosta nella divina tragedia della
storia o nel senso di alcune tendenze evolutive o leggi della
storia, o di alcuni altri significati che potrebbero forse essere
scoperti da alcuni grandi storici, filosofi o capi religiosi.
Perci la mia prima tesi  negativa. Io sostengo che non vi 
nessun significato nascosto nella storia e che quegli storici e
filosofi che credono di averne scoperto uno, ingannano se stessi e
gli altri.
La mia seconda tesi, comunque,  molto positiva. Io credo che noi
stessi possiamo tentare di dare un significato alla storia
politica - o piuttosto una pluralit di significati; significati
che sono fattibili da - e degni di - esseri umani.
Ma io vado ancor pi oltre. Perch la mia  terza tesi   che noi
possiamo imparare dalla storia che il tentativo di dare ad essa un
significato etico, o dare a noi stessi uno scopo etico, non deve
essere vano. Al contrario, non comprenderemo mai la storia se
sottovaluteremo il potere storico degli scopi etici. Indubbiamente
essi hanno spesso portato a terribili risultati, imprevisti da
parte di coloro che per primi li avevano concepiti. Tuttavia,
sotto certi aspetti, noi ci siamo avvicinati assai pi di ogni
altra precedente generazione agli scopi ed agli ideali
dell'Illuminismo rappresentati dalla rivoluzione americana, o da
Kant. Pi specificamente, l'idea dell'auto-emancipazione o auto-
liberazione attraverso la conoscenza, l'idea di una societ
pluralistica o aperta e l'idea di concludere la spaventevole
storia delle guerre con l'instaurazione di una pace eterna,
sebbene siano ideali forse ancora molto lontani, sono divenute lo
scopo e la speranza della maggior parte di noi. [...].
La mia prima tesi, l'asserzione negativa che non vi  alcun
significato nascosto nella storia politica - nessun significato
che si possa cercare e scoprire, n una tendenza nascosta -
contraddice le varie teorie del progresso del diciannovesimo
secolo; per esempio, le teorie di Comte, Hegel e Marx. Ma essa
contraddice pure sia la teoria di Oswald Spengler sul  declino
dell'occidente , formulata nel ventesimo secolo, che le classiche
teorie dei cicli, proposte, per esempio, da Platone, da Giovanni
Battista Vico e da molti altri.
Io considero tutte queste teorie completamente sbagliate ed anche
insensate. [...]. E dobbiamo pure stare attenti a non vedere in
ci delle leggi storiche che possano essere usate per predizioni
di progressi, cicli o destini, o per ogni altra simile predizione
storica.
Inoltre, sfortunatamente, il pubblico si aspetta e richiede,
specialmente dopo Hegel e ancor pi dopo Spengler che un vero
studioso - un saggio o un filosofo o uno storico - sia capace di
giocare il molo di un augure o indovino, che sia capace di predire
il futuro. E ci che  peggio, questa richiesta si autoalimenta.
Infatti l'insistente richiesta ha pressoch portato ad una
sovrabbondanza di profeti. Senza eccessiva esagerazione si
potrebbe dire che, oggigiorno, ogni intellettuale di una certa
reputazione si sente irresistibilmente obbligato a diventare un
esperto nell'arte della profezia storica. E l'abissale profondit
del suo pessimismo (poich il non essere pessimista sarebbe
praticamente un'infrazione della etichetta professionale)  sempre
unita all'insondabile profondit ed alla generale solennit delle
sue rivelazioni da oracolo.
Io credo che sia tempo di fare un tentativo per tenere la
predizione nel posto che obiettivamente le spetta. Non intendo
affermare, naturalmente, che gli indovini non predicano mai la
verit: se le loro predizioni sono sufficientemente vaghe, il
numero delle predizioni vere superer anche quello delle false.
Tutto ci che io asserisco  che non esiste un metodo scientifico,
storico o filosofico che possa aiutarci a produrre qualcosa come
le ambiziose predizioni storiche nella vena di Marx e di Spengler.
Se una predizione storica si dimostrer vera o no, non  questione
di metodo n di saggezza o di intuizione:  semplicemente
questione di fortuna. Queste predizioni sono arbitrarie,
accidentali e non-scientifiche. Ma alcune possono ben raggiungere
un potente effetto propagandistico. Da un sufficiente numero di
persone che credono nel declino dell'Occidente, l'Occidente
decliner, anche se, senza questa propaganda per il suo declino,
esso avrebbe continuato a fiorire. Profeti e anche falsi profeti,
possono muovere le montagne; la stessa cosa possono fare le idee,
anche se erronee. Fortunatamente, vi sono diverse occasioni in cui
 possibile combattere le idee erronee con quelle giuste.
K. R. Popper, Logica della ricerca e societ aperta, Antologia a
cura di D. Antiseri, La Scuola, Brescia, 1989, pagine 171-172.

Seconda lettura.

 Per Popper l'idea della possibilit di una societ perfetta si
deve spiegare con l'abbassamento del livello di razionalit. [M.
Gilas, collaboratore di Tito in Jugoslavia, era poi diventato un
severo critico della societ comunista].
Colloqui di filosofia inglese contemporanea, a cura di B. Magee,
traduzione italiana di I. Bertoni, Armando, Roma, 1979, pagine 146-
149 (vedi manuale pagine 328-332).

 Magee: Perch la Sua filosofia politica ha assunto per lo pi la
forma di aspra polemica contro le teorie utopiche?
Popper: Moltissimi aspetti della nostra vita sociale sono crudeli,
ripugnanti, stupidi ed ingiusti: lo spazio per migliorare 
sconfinato. Gli uomini hanno sempre sognato un mondo migliore ed
alcuni di questi sogni hanno ispirato le riforme sociali; ma -
come ho dimostrato in The Open Society - il sognare una societ
perfetta  pernicioso: i puritani speravano di fondarla ed
altrettanto fece Robespierre, ma quel che essi realizzarono non fu
il cielo in terra bens l'inferno di una spietata tirannide.
Magee: Alcune delle Sue tesi di filosofia politica, dapprima
trascurate, furono poi autonomamente riscoperte da altri: Gilas,
per esempio, che era stato certamente una delle figure pi
eminenti del mondo comunista, nel suo volume La nuova classe,
diventato ora un classico, propone idee che Lei aveva pubblicato
ben prima di lui in The Open Society.
Ancora nella sua ultima opera, La societ imperfetta, non fa altro
che sviluppare questo giudizio: E' mia convinzione che la societ
non possa essere perfetta. E' infatti sua ferma opinione che
l'idea che la societ possa essere perfetta sia l'errore basilare
del comunismo.
Popper: Ritengo che Lei abbia davvero ragione per quanto riguarda
Gilas: egli arriv attraverso lunghi anni di sofferenza e di
carcere ad alcune visioni cui altri erano giunti mediante il
pensiero critico. Trovo, anzi, che per certi aspetti i suoi
risultati hanno un senso pi forte e sono pi degni di
considerazione.
Magee: Tuttavia noi stiamo assistendo ad una riviviscenza, tra i
giovani pi intelligenti, proprio di quegli autori e di quelle
dottrine contro i quali Ella ha vivacemente polemizzato: Hegel,
Marx, la psicanalisi, l'esistenzialismo. Quale spiegazione
potrebbe dare?.
Popper: E' di sempre la tendenza a cercare la pietra filosofale,
una qualche panacea a tutti i nostri mali. La situazione odierna
infatti  per niente nuova, fatta eccezione per un triste declino
del livello razionale delle nostre discussioni. Ci  dovuto
contemporaneamente in parte ad impazienza ed in parte
all'avvertimento che si son fatte troppe chiacchiere senza
approdare a nulla: e cos si  perso il gusto della discussione
polemica, non si tenta nemmeno pi di scoprire quel che c' di
sbagliato nell'argomentazione opposta, si accettano teorie
suggestive di largo consumo. E' una tendenza che si pu capire, ma
 un ben triste andazzo, se diventa il marchio caratterizzante i
giovani intellettuali: testimonia di uno scadimento di livello
intellettuale e di intellettuale responsabilit.
Un esempio dell'incoscienza critica di questo tipo di anti-
razionalismo  oggi la moda dell'anarchismo: certamente noi
dobbiamo opporci all'elefantiasi burocratica, allo strapotere
dello Stato; ma non riesco a concepire come le stesse persone che
sono obbligate a rendersi conto che anarchia a livello
internazionale significa guerra atomica possano poi credere che
sia possibile vivere anarchicamente a livello nazionale senza
precipitare, anche cos, in una guerra atomica.
K. R. Popper, Logica della ricerca e societ aperta, Antologia a
cura di D. Antiseri, La Scuola, Brescia, 1989, pagine 244-246.
